mercoledì 25 febbraio 2009

Un'alternativa possibile

La coalizione di centro-sinistra che sostiene la candidatura a Sindaco dell’Avv. Mario Filomeno ha da tempo esplicitato le linee programmatiche di cui intende farsi portavoce, conscia della necessità di creare dei punti fondamentali attorno ai quali realizzare un vero e proprio programma di risanamento della città degli Imperiali.

Inoltre di pochi giorni fa l’invio da parte della suddetta coalizione di un esposto alle Procure della Repubblica di Bari e Brindisi relativo all’iter procedurale sulla Discarica di via San Vito.

Nel prosieguo della ratio dei documenti sopra menzionati, il circolo dell’Italia dei Valori di Francavilla F.na intende realizzare uno studio finalizzato alla proposta innovativa, che vede già altre amministrazioni comunali impegnate concretamente (vedi il comune di Melpignano) del programma “Lista Comuni a Cinque Stelle”.

Cinque Stelle sta per cinque aree tematiche: Acqua, Energia, Sviluppo, Ambiente e Trasporti. Tali aree specifiche vengono analizzate secondo i più recenti studi ed esperienze pilota internazionali proponendo soluzioni veramente alternative e soprattutto SOSTENIBILI.

E’ nostro intendimento utilizzare una nuova metodologia di approccio alle problematiche della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Difatti è superfluo ricordare le importanti conseguente sull’impatto ambientale ed economico di tale questione.

Innanzitutto bisognerebbe seguire un approccio che prevede come obiettivo il “Rifiuti Zero”.

Per comprendere il concetto di Rifiuti Zero, attuato dallo Stato della California e che fa parte delle strategie d’azione descritte sul blog di Barack Obama è necessario partire da questi concetti:
a) tutto ciò che non è riutilizzabile, riciclabile e compostabile è un errore e deve essere sostituito nel ciclo produttivo attraverso una strategia che vede istituzioni-imprese-università collaborare da qui ai prossimi 15 anni;
b) Il rapporto di posti di lavoro creati dall’industria del riciclo rispetto a quella d’incenerimento-discariche è di 15 a 1. Ogni 15 posti di lavoro per il riciclo se ne crea uno solo per discariche ed inceneritori (fonte Conai);
c) L’incenerimento, privato di sussidi pubblici (tasse dei cittadini) non si sostiene da solo dal punto di vista economico e risulta essere il metodo piu’ costoso di smaltimento (fonte Wall Street Journal) e studio “Light myfire”.
d) come provato da studi comparati la raccolta porta a porta rispetto a quella stradale con cassonetti permette oltre a maggiori percentuali di raccolta differenziata con migliore qualità anche un maggior risparmio recupero-energetico di materiali che altrimenti andrebbero gettati-bruciati e/o di nuovo prodotti nei cicli produttivi (fonte studio Tea-Mantova);
e) I danni economici da inceneritori variano da 4 a 21 euro a tonnellata smaltita, quelli delle discariche da 10 euro a 13 euro per tonnellata smaltita (fonte studio: “Environmental impacts and costs of solid waste: a comparison of landfill and incineration” 2008-Ecole des Mines-Parigi ).

Di seguito, in concreto, i passi da seguire per attuare una politica di rifiuti zero:
- piani di riduzione rifiuti, come il progetto europeo "Meno 100kg pro capite" con prodotti alla spina, dematerializzazione, pannolini lavabili, acqua del rubinetto, compostaggio domestico, etc.;
- accordi con imprese e grande distribuzione per creare sistemi di vuoto a rendere. Fare pressione sui livelli istituzionali superiori affinché si tassi il doppio-triplo imballaggio;
- Aprire “Negozi del riciclo”, dove i cittadini possono consegnare e vendere bottiglie di plastica e vetro, lattine, carta ricevendo in cambio bonus denaro. Il valore educativo di questi negozi è fondamentale per far capire che nulla va sprecato;
- per famiglie ed imprese, passare alla raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale tramite microchip (più ricicli meno paghi). Il porta a porta oltre a permettere di arrivare ad elevate percentuali di raccolta differenziata in pochi mesi (dal 65% all’85%) ha come pregio di spingere ad una riduzione dei rifiuti (cifra variabile tra il -10% e -20% di rifiuti prodotti);
- raccolta differenziata in tutte le scuole (classe per classe), centri sportivi, cinema, parrocchie, luoghi di lavoro in modo da educare il cittadino in ogni aspetto della vita quotidiana;
- realizzazione di isole ecologiche per rifiuti ingombranti e speciali/industriali;
- costruzione impianti di digestione anaerobica e compostaggio con produzione di biogas-metano. I rifiuti organici e reflui agricoli prima di diventare fertilizzante naturale per i campi contribuiscono al recupero energetico producendo biogas-metano che può essere utilizzato anche per il trasporto pubblico locale (modello Linkoping, Svezia);
- costruzione di moderni centri riciclo modello “Vedelago” dove anche gli scarti residui non riciclabili (in primis quelli plastici-cartacei) appositamente selezionati sia meccanicamente che manualmente possono essere poi trattati tramite “estrusione” e trasformati in composti per l’industria del riciclo plastico o sabbie sintetiche per l’edilizia (evitando scavi in cave);
- costruzione di impianti di trattamento meccanico-biologico per la parte residua con bioessicazione della parte organica e loro integrazione con i centri riciclo modello “Vedelago”. Questi impianti possono costare il 75% in meno di un inceneritore e non inficiano la raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti. Alcuni modelli di TMB (come l’israeliano Bioarrow) permettono anche la creazione di biogas con la parte degli scarti organici non intercettati dalla raccolta differenziata;
-creazione di un apposito Centro Studi (uno per provincia) in collegamento con le imprese locali e le università (con creazione di corsi di eco-design) per studiare quanto selezionato e non ancora riciclato in modo che nei cicli produttivi delle aziende vengano gradualmente sostituiti tutti i materiali e oggetti non riutlizzabili, riciclabili o comportabili;
- per i rifiuti industriali piu’ problematici e che non possono essere trattati diversamente a “freddo”, prendere in considerazione le tecniche di oxy-combustione senza fiamma- recuperare plastica, vetro,alluminio dalle vecchie discariche chiuse (landfill mining);
- chiusura entro i prossimi 15 anni di tutte le discariche e inceneritori.

Questo nuovo approccio alle problematiche della Raccolta e Smaltimento dei rifiuti, come detto sopra, trovano già delle amministrazioni comunali aderenti, (vedi Lista comuni a Cinque Stelle) per non parlare di altri Stati esteri (vedi la California) ed hanno in sé anche connotato di sviluppo economico, basti pensare alla ricaduta occupazionale, al risparmio che il riciclo produce, alla diminuzione se non eliminazione degli effetti collaterali che hanno comunque un costo economico-sociale importante.

Se a questo aggiungiamo la grave crisi economica che affligge il nostro Paese, al pari o forse più degli altri, è importantissimo creare delle situazioni virtuose SOSTENIBILI e su queste puntare per il ripensamento di molti obiettivi del post-industrialismo (vedi quello che sta attuando Obama)

Ricordiamo la lezione dell’economista Keynes, negli ultimi tempi ritornata di moda dopo il fallimento della “mano invisibile” smitheriana che ci ha portato a dover affrontare una crisi globale ancora indefinita nella misura, ben rappresentata dal suo esempio di “uno Stato che produce ricchezza assumendo sia operai per creare delle buche (ma la nostra città le ha ereditate dalle fallimentari amministrazioni di centro-destra) sia operai per riempirle”, orbene pensiamo quale produzione di ricchezza possiamo realizzare se creamo le condizioni per l’affermarsi di nuove occupazioni “VERAMENTE UTILI” per la società, spingendo, ritornando all’argomento rifiuti, il sistema verso una raccolta differenziata porta a porta, negozi del riciclo, fiere del riciclo (come quella denominata “le soffitte in piazza”), incentivandone la realizzazione.

A tal proposito, infine, per quanto riguarda la realizzazione, oltre alla incentivazione economica (sotto forma di diminuzione dell’imposizione fiscale locale relativa) bisogna scardinare pregiudizi oramai obsoleti, tramite il dialogo stretto tra amministratori, che devono spiegare l’insostenibilità delle odierne soluzioni e delle nostre abitudine quotidiane, ed amministrati.

Trasformare la nostra città da “Paese delle discariche e delle buche” in comune virtuoso, moderno alternativo e veramente proiettato verso modelli di sviluppo sostenibili.

Il nostro Paese ha bisogno di alternatività possibile e sostenibile, parole nuove, un nuovo linguaggio, nuove idee ad ampio respiro.

Questo è ciò che il giovane circolo dell’Italia dei Valori propone, una nuova alternativa possibile.

Circolo dell’Italia dei Valori di Francavilla F.na

martedì 24 febbraio 2009

La volgarità del milleproroghe


Ancora una fiducia posta dal governo per impedire il normale svolgimento della democrazia parlamentare, sancita dalla nostra Costituzione, per inserire norme intrise d'interessi particolari ed incostituzionalità.

Riporto l'intervento alla Camera dell'On. Di Pietro, in nome della verità nascosta dall'informazione piegata al potere:

Di Pietro:


"Sig. Presidente del Consiglio che non c’è,
ma è mai possibile che Lei - ogni volta che viene a chiederci la fiducia - nemmeno si fa vedere?
Lei ha giurato sulla Costituzione e la nostra Carta riconosce al Parlamento una funzione vitale per la democrazia e per il funzionamento delle istituzioni.
Intendo dire, sig. Presidente del Consiglio che non c’è, - ed è questa la prima critica che noi dell’Italia dei Valori facciamo al decreto Milleproproghe – che Lei non può continuare a propinarci provvedimenti ideati altrove e per interessi diversi da quelli dei cittadini e poi venire qui, ogni volta, ad imporci la fiducia senza nemmeno avere la possibilità non dico di interloquire ma nemmeno di leggere gli atti.
Non è un’esagerazione né una provocazione la mia ma la nuda e cruda verità. Ci avete mandato la sera un decreto legge “omnibus”, ove c’è dentro tutto ed il contrario di tutto e la mattina dopo ci avete imposto la fiducia.
Insomma: prendere o lasciare, e noi dovremmo obbedire come cagnolini obbedienti ed ossequianti.
Il che può andare bene per quei colleghi che si sono rassegnati a vendere a Lei l’anima e la dignità, non certo a noi dell’Italia dei Valori che la conosciamo bene e proprio per questo ci stiamo impegnando per far sapere ai cittadini di che pasta lei è fatto e di come si sta approfittando di loro, grazie al controllo pressoché totale che ha dell’informazione.
Di ben altro tipo di fiducia, Lei oggi doveva venire qui a rendere conto. Allorché venne varato il Lodo Alfano, lei disse che non ne avrebbe usufruito. S’è visto come è andata a finire. Il suo complice Mills è stato condannato in primo grado ad oltre 4 anni di carcere per essere stato da Lei corrotto e lei che è accusato di essere il corruttore ha fatto e fa “spallucce” come se la cosa non la riguardasse.
Provi a dare un’occhiata, allora – Sig. Presidente del Consiglio - ai giornali e alle televisioni internazionali e rifletta sui gravi danni che sta dando all’immagine internazionale del nostro paese.
Rifletta sull’imbarazzo istituzionale che la sua presenza ha provocato alla riunione internazionale dell’altro giorno quando gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno proposto di abolire i paradisi fiscali per contrastare meglio le evasioni fiscali, i falsi in bilancio, i riciclaggi e la dilagante corruzione. Cosa avranno pensato i nostri partners sapendo che il suo complice Mills è stato condannato proprio per aver detto il falso in merito a operazioni offshore su paradisi fiscali effettuati per suo conto, sig. Presidente del Consiglio?

E veniamo al merito di questo decreto su cui oggi ci chiede così spudoratamente la fiducia.
Non è solo un decreto tecnico di “proroga di termini” come dovrebbe essere e come sempre è avvenuto negli anni e nelle legislature precedenti.
Lei, sig. Presidente del Consiglio, come al solito, chiede un dito e si prende il braccio.
Ha infilato dentro al decreto questioni che con la proroga dei termini c’entrano come il cavolo a merenda. C’entrano invece molto con la solita furbizia dei condoni e degli indulti per i furbi e per i potenti, di cui Lei è maestro.

Vuole spiegarci per favore per quale ragione ha inserito in questo decreto legge la norma che prevede la “sanatoria per le affissioni durante la campagna elettorale”?
Non è una proroga ma una volgare impunità!
A chi giova una decisione del genere se non ai furbi, ai prepotenti e a coloro che giocano sporco durante la campagna elettorale? E non è vergognoso farlo proprio a ridosso delle prossime elezioni di giugno? Non una sanatoria ma l’espulsione dalla competizione elettorale andrebbe applicata a chi tenta in questo modo di alterare il risultato delle elezioni!

E che senso ha rinviare l’introduzione anche nel nostro ordinamento della Class Action?
Vi siete giustificati asserendo che volete scriverla meglio ma è una presa per i fondelli!
Tutti vorrebbero mettersi un vestito bello ma se non hanno niente, sarebbero ben contenti intanto di mettersi qualcosa addosso per coprirsi e ripararsi dal freddo.
Allo stesso modo, la Class Action anche così come prevista -se fosse entrata in vigore- avrebbe permesso a molti cittadini e risparmiatori di potersi per intanto tutelare dalle furbizie delle banche e degli speculatori che li avevano presi in giro, facendo credere loro che certi prodotti bancari o certi acquisti erano sicuri e garantiti e invece ora si ritrovano sul lastrico.

Ed ancora: perché obbligare gli enti previdenziali a riprendersi a prezzo di mercato ciò che è stato tolto loro d’imperio a prezzi predefiniti? Mi riferisco alla vicenda delle cartolarizzazioni SCIP, con cui sono stati immessi sul mercato una marea di immobili ed ora tutto ciò che è rimasto invenduto ed è invendibile per mille ragioni viene restituito agli enti che avevano conferito gli immobili alla SCIP (e quindi al Ministero dell’Economia) ma non al prezzo con cui loro l’avevano ceduto ma ad un prezzo maggiorato. Così, tanto per fare cassa, dimenticandosi che i fondi di cui usufruiscono gli Enti previdenziali (come ad esempio l’INAIL) sono dei lavoratori, a cui prima sono state detratte apposite quote dagli stipendi e ora vengono defraudati dei loro risparmi.

Anche i tanti soldi previsti nel decreto (oltre 160 milioni di euro l’anno) e buttati al vento per il sostegno alla “finta editoria” ci lasciano sbigottiti.
Siamo consapevoli e favorevoli al fatto che l’informazione vada sostenuta, ma quella che ha qualcosa da dire e soprattutto che viene poi letta da qualcuno, non quella “finta” quella cioè che viene messa in piedi solo per intascare i contributi pubblici, grazie ai soliti giri ed alle solite raccomandazioni più o meno prezzolate di amici e compari. Un fatto notorio di malcostume e di malversazione di denaro pubblico che però nessuno vuole affrontare e anche di questo ci sarebbe da chiedersi il perché

Avremmo poi voluto conoscere dalla viva voce del Governo – se ci fosse stato permesso di discutere di questo provvedimento in Aula – la ragione per cui vengono prorogati i termini per l’entrata in vigore delle norme sugli infortuni sul lavoro. Non era e non è previsto alcun costo aggiuntivo ma solo un insieme di regole di comportamento da parte dei datori di lavoro per evitare che ogni giorno qualche lavoratore ci lasci la pelle.
Ancora una volta a chi giova tutto ciò? Certamente, nemmeno all’impresa sana e all’imprenditore per bene!

Non è finita.
Ci spiegate per quale ragione – anche in violazione delle regole sulla concorrenza fissate dalla Comunità europea – avete inserito nel decreto Milleproroghe una norma che permette alle società autostradali di assegnare – senza gara - direttamente a se stesse (o meglio a proprie controllate) i lavori di costruzione e di manutenzione autostradale? Stiamo parlando dei maggiori appalti pubblici che ora – grazie a questa norma di favore – le società autostradali possono assegnare direttamente a se stesse, indicando il prezzo che vogliono perché nessuno potrà più verificare se c’è qualche altra impresa che può fare lo stesso lavoro a minore prezzo ed anche con migliore qualità.
Anche tale decisione dimostra che a Lei, sig. Presidente del Consiglio, non sta affatto a cuore la sorte delle migliaia di piccole e medie imprese del settore rappresentate dall’Ance. A Lei interessa solo fare gli interessi delle lobby di alcune specifiche grandi imprese di cui anche Lei e le sue società fate parte, alla faccia del conflitto di interesse!

Voglio segnalare un’ultima chicca, questa proprio di smaccata partigianeria. Qual è la ratio per cui nel decreto è stata introdotta - senza nemmeno sentire le associazioni di categoria - una norma che impone ai noleggiatori di auto con conducente di avere una sede, una rimessa ed un pontile di attracco per esercitare il loro lavoro. Trattasi di un inutile balzello che contrasta con il diritto al lavoro e con il principio della libera concorrenza imposto con l’unico scopo di favorire una categoria a danno dei tanti conducenti in proprio che – non potendo permettersi di investire dalla sera alla mattina fiumi di denaro – rimarranno senza lavoro.

Insomma ed in conclusione: Sig. Presidente del Consiglio Lei nemmeno questa volta avrà dall’Italia dei Valori la fiducia richiesta perché di lei non ci fidiamo proprio e contrasteremo in ogni modo il suo tentativo di ridurre gli spazi di democrazia e di libera economia nel nostro Paese.
E laddove non riusciremo a fare opposizione in questo Parlamento -sempre più sordo ad ogni richiamo di legalità e di corretta informazione (come sta avvenendo per l’altro provvedimento governativo qui in discussione, quello sulle intercettazioni telefoniche) - lo faremo nelle piazze e tra la gente, con i referendum e con la mobilitazione popolare.
"

Lo statista con la faccia di bronzo

I Paesi europei del G20 presenteranno a Londra, al prossimo summit, una maggiore regolamentazione e supervisione dei mercati finanziari internazionali che includerà proposte di sanzioni ai paradisi fiscali. Silvio Berlusconi sarà costretto ad accettare, almeno verbalmente, tali proposte. Il nostro Paese è il primo in Europa per le truffe alla Comunità europea nella gestione dei suoi finanziamenti, ed è anche il primo per gli emolumenti più alti dei parlamentari che siedono a Starsburgo, che sono i primi anche nell’assenteismo. Tabucchi, scrittore italiano che vive a Parigi, intervenendo alla trasmissione Annozero, ha definito l’Italia un “Paese a statuto speciale” rispetto all’Europa, per le scelte politiche che ci allontanano di giorno in giorno dagli altri Stati membri dell’Unione europea.

Con che faccia Silvio Berlusconi ratificherà le proposte sulla lotta ai paradisi fiscali dei colleghi europei? Egli, infatti, ha fatto ampio ricorso ai paradisi fiscali per sfuggire al fisco e alla giustizia italiana. David Mills è stato condannato nell’indifferenza mediatica più assoluta. Nessun partito, ad eccezione dell’Italia dei Valori, ha chiesto le dimissioni del premier poiché la condanna di Mills avrebbe condannato anche Berlusconi come corruttore se non fosse stato emanato il lodo Alfano. Ma questo è il dito, guardiamo alla luna: David Mills mentì in processi come quello sulle mazzette alla Guardia di Finanza di Milano, sui fondi neri di Fininvest, dirottati in società off-shore per evitare il fisco, sui finanziamenti illeciti (e quindi ancora evasione) al Psi di Craxi.

Mills mentì per falsare il corso di processi che potevano portare, evidentemente, alla condanna del corruttore (Berlusconi) che in quei processi era anche indagato come evasore.

Come può allora Berlusconi garantire i membri del G20 e rappresentare gli italiani nella lotta ai paradisi fiscali, lui che ne è stato il maggior fruitore? Con che faccia questo Governo dichiara guerra all’evasione fiscale, che è un sesto del Prodotto interno lordo, quando questo esecutivo ha un uomo che invita i cittadini alla disobbedienza fiscale?

lunedì 23 febbraio 2009

Intercettazioni......tra bavaglio, incostituzionalità, immoralità e blocco della giustizia

Pubblico l'intervento dell'On. Di Pietro alla Camera dei Deputati:

Testo dell'intervento:

"Signor Presidente, discutiamo oggi della necessità di modificare il sistema delle intercettazioni in Italia per combattere meglio la criminalità (immagino che sia questa la ragione per cui si interviene sul sistema delle intercettazioni).
Le intercettazioni - ci hanno insegnato a scuola - sono uno strumento di indagine che serve per scoprire i criminali e per individuare le loro responsabilità quando commettono i reati. Quindi un Governo, un Parlamento e istituzioni che vogliano combattere la criminalità devono ricorrere ad ogni strumento utile e necessario per combatterla. A questo servono le intercettazioni. Altra cosa sono le pubblicazioni, specie quelle arbitrarie, delle intercettazioni.
Il bisturi serve al chirurgo per intervenire in sala operatoria e salvare il malato; altra cosa è se il chirurgo utilizza il bisturi per ammazzare la moglie. Ma a nessuno viene in mente di eliminare il bisturi dalla sala operatoria, solo perché vi è qualche chirurgo matto! Pertanto, non dobbiamo intervenire sull'eliminazione delle intercettazioni, ma è necessario fare in modo che, nel sistema delle pubblicazioni, si tenga in considerazione il diritto alla privacy dei singoli, specialmente di coloro che non c'entrano nulla.
Se questo è lo scopo delle intercettazioni, a cosa serve questa proposta che ci viene fatta in Aula? Serve a combattere la criminalità? Serve ad evitare la violazione della privacy? Ma proprio per niente! Già ora, infatti, è prevista, per legge, la necessità di non violare la privacy, di rispettare il segreto istruttorio e, nel caso in cui vi sia una violazione del segreto istruttorio, di punire. Il problema è che qualcuno non fa il suo dovere. Che sia sempre il magistrato è tutto da vedere, perché (lo si vedrà in seguito), nella maggior parte dei casi, ciò avviene quando gli atti subiscono una discovery, cioè quando gli atti vengono posti all'attenzione di tante altre parti processuali, a cominciare dagli avvocati.
Vediamo, in concreto, cosa prevede la proposta sulle intercettazioni telefoniche. In essa, in realtà, si professa una ratio, ma se ne insegue un'altra: si dice all'opinione pubblica e ai cittadini che con questo provvedimento si vuole restituire credibilità allo strumento delle intercettazioni. Invece, il vero scopo è quello di evitare le intercettazioni, per evitare che si possano scoprire dei reati (cosa che, magari, a qualcuno, anche qui dentro, anche a casa del Governo, non fa comodo).
Noi dell'Italia dei Valori sappiamo che, in questo Parlamento, tale provvedimento sarà approvato, perché sappiamo che, anche qui in Aula, accadrà quel che è accaduto in Commissione. Privatamente, tutti ci dicono che il provvedimento in discussione contiene molti aspetti che non vanno e che vi sono molte questioni non accettabili. Lo si dice privatamente, magari, anche in qualche intervista, ma, poi, come soldatini fedeli ad alzare la mano, faranno passare questo provvedimento. Noi dell'Italia dei Valori, ancora una volta, ricorreremo ai cittadini attraverso il referendum: questa estate, infatti, presenteremo, in blocco, un «grappolo» di referendum, affinché l'anno prossimo i cittadini possano essere chiamati a giudicare i comportamenti di questa maggioranza e di questo Governo."

L'imputato sceglie il proprio giudice

Ebbene, le ragioni tecniche per cui non condividiamo il provvedimento in discussione (che abbiamo cercato in tutti i modi di contrastare in sede di Commissione) sono, quanto meno, le seguenti. In primo luogo, si prevede l'astensione obbligatoria, o altrimenti la sostituzione del pubblico ministero, ogni volta che egli risulti iscritto nel registro degli indagati per violazione del segreto istruttorio. Tradotto: qualsiasi imputato, quando sa che un pubblico ministero può arrivare a lui, lo denuncia e, obbligatoriamente, il pubblico ministero dovrà essere iscritto nel «modello 21», cioè nel registro delle notizie di reato. Vero o falso che sia, dovrà essere iscritto. L'imputato, quindi, avrà sempre la possibilità di scegliersi il suo pubblico ministero, fino a quando ne trova uno che gli conviene; e se non ne trova uno che gli conviene, fino a quando non arriverà la prescrizione. Tutti quanti dovremo correre dietro alla volontà dell'imputato! In questo modo, lo Stato abdica alla sua funzione di giudice naturale per rimetterla al suo imputato. Egli potrà scegliere il suo giudice e si sceglierà sempre e solo il giudice che gli darà ragione. Questa è anche una questione di costituzionalità, che intendiamo proporre in questa sede, come in tutte le sedi.

Bavaglio all'informazione

Riteniamo, altresì, del tutto irrazionale, illogico ed anche immorale, prevedere l'esclusione di qualsiasi pubblicazione di atti di indagine fino a quando le indagini non sono compiute. Riteniamo che anche questo sia incostituzionale ma, soprattutto, inopportuno ed immorale. Il cittadino ha il diritto di sapere se e perché accadono determinati fatti gravissimi che lo riguardano direttamente. Se intere giunte comunali, regionali e provinciali, uomini di Governo, parlamentari, sono sottoposti a processi delicatissimi, il cittadino ha il diritto di saperlo!
Se anche sono innocenti, egli ha diritto di saperlo, altrimenti non verrebbe mai informato, non potrebbe mai saperlo se non a cose fatte, quando non avrebbe più alcuna possibilità di scoprire come stanno le cose, di farsi un'idea di chi lo governa e di chi lo rappresenta nelle istituzioni. Lo stesso si può dire anche quando si prevede che i giornalisti pubblichino anche per riassunto e per estratto notizie di un processo, non coperte da segreto, perché il segreto istruttorio interno non c'è più, dal momento che gli atti sono depositati; non far sapere tutto questo al cittadino è irrazionale, illogico e immorale. Il cittadino non deve neanche più sapere chi viene arrestato e per quale motivo. Nemmeno in uno Stato di polizia questo è possibile: di nascosto dall'opinione pubblica si può arrestare chi si vuole e nessuno deve sapere, né perché e né chi.

Bavaglio assoluto: la prova del dolo

La terza ragione per cui non condividiamo questo provvedimento è riferita alle modalità con cui vengono ammesse le operazioni di intercettazione. Ricordiamo che, secondo questo disegno di legge, non esiste più la sola intercettazione telefonica, ma ne esistono ben quattro tipi: l'intercettazione telefonica classica, l'intercettazione ambientale, i tabulati telefonici e l'intercettazione mediante ripresa visiva. Proprio su questa mi vorrei soffermare: che ci azzeccano le riprese visive con le intercettazioni telefoniche? Mi dovete spiegare per quale ragione un poliziotto può stare di fronte ad una banca per vedere se arriva un delinquente e non ci può stare una telecamera. Fino ad oggi le telecamere erano né più né meno delle prove documentali atipiche; oggi la telecamera riprende un rapinatore che entra in banca e, siccome non è stata prevista l'intercettazione preventiva, questa telecamera non serve a niente. A che cavolo serve tutto questo? Così si combatte la criminalità? Chi aiuta, a chi giova tutto questo? A che serve, cosa c'entra la riservatezza, la privacy, la tutela? Una persona che va in banca sa che ci si reca soltanto per ritirare dei soldi e non ha nulla da temere, ma, se ci va con il pistolone, è meglio che ci sia una telecamera che lo guarda. Che ci azzecca tutto questo con la necessità di disporre di intercettazioni telefoniche che servano?
E le intercettazioni ambientali? Le intercettazioni ambientali, secondo questo documento, servono - o dovrebbero servire - solo se vengono utilizzate nel momento in cui si compie l'atto illecito, cioè nel momento in cui si compie la rapina o lo stupro. Ma, se so che in quel momento sta avvenendo un reato, faccio l'intercettazione o metto le manette a chi lo sta compiendo? Ho bisogno di disporre un'intercettazione se so che in quel momento sta avvenendo il reato? Arresto quella persona, la blocco, la porto in caserma. Le intercettazioni servono per scoprire i reati, non quando li ho scoperti. Le intercettazioni ambientali devono servire solo nella flagranza del reato.
E i tabulati telefonici, come li accordiamo con l'articolo 132 del codice della privacy? Ve lo ha ricordato anche il Consiglio superiore della magistratura. Pochi mesi fa, in questa legislatura, avete modificato quella norma e adesso la modificate ancora: si applicano entrambe le disposizioni o una esclude l'altra? In questo caso, qual è quella che esclude l'altra?
Se i tabulati telefonici devono servire, devono essere acquisiti solo quando vi sono gravi indizi di colpevolezza. Come fa la parte offesa a difendersi se ad essa serve un tabulato telefonico per dimostrare che un certo giorno stava in un posto piuttosto che in un altro e che, quindi, per la stessa non vi sono indizi di colpevolezza: ha bisogno di poter disporre del tabulato (non del suo, di quello di altri).

La beffa della durata dell'intercettazione

Che dire poi della durata delle intercettazioni telefoniche, il sesto punto per cui noi non condividiamo questo provvedimento? Le intercettazioni telefoniche sono state previste per un tempo massimo di 60 giorni, ma - si dice - «salvo che per le associazione a delinquere e le associazioni terroristiche». Sfido qui dentro se vi è una sola persona che abbia un po' di cognizione di investigazione - un minimo di cognizione - che può dimostrarmi che si scopre prima l'associazione a delinquere e poi il reato presupposto.
È chiaro che l'associazione a delinquere è l'atto finale di un'indagine, attraverso la quale si trovano prima un numero di persone, poi un numero di reati ed infine un'identità di disegno criminoso. L'associazione a delinquere è l'atto finale con cui il magistrato riesce ad individuare l'organizzazione, l'impresa criminale all'esito di un insieme di attività sui singoli reati e sulle singole persone.
Dire che bastano i sufficienti indizi di reità quando abbiamo l'associazione a delinquere è come dire che non scoprirò mai l'associazione a delinquere perché non posso scoprire gli altri reati, pertanto si tratta di una doppia presa in giro.

Le opposizioni di facciata: dalla padella alla brace

Questa riforma, così come modificata dagli emendamenti del Governo dopo che l'opposizione si è fatta sentire, è peggiore di quella di prima, perché più sofisticata e più criminogena.
Che dire dei procedimenti contro ignoti dove è necessaria l'autorizzazione della persona offesa? Immaginate la persona sottoposta ad usura o ad estorsione che deve dare l'autorizzazione ad essere intercettato per scoprire chi fa l'usuraio o ha sequestrato la persona e vuole un riscatto? È chiaro che avrà interesse a liberare sua figlia, ha un interesse totalmente diverso!
Che dire di altre due «perle»: l'utilizzazione delle intercettazioni in altri procedimenti è prevista solo per i reati di criminalità organizzata, solo per quelli per i quali è previsto l'arresto obbligatorio di cui all'articolo 51 del codice di procedura penale. Perché? Abbiamo fatto tanto! Se mentre ascolto legittimamente una persona, che di mestiere fa il rapinatore, scopro che ha violentato la figlia cosa faccio? Faccio finta che non ho sentito! Ma che senso ha tutto questo? Come si combatte la criminalità? Ho fatto un'intercettazione telefonica lecita, legittima e scopro che uno, che di mestiere fa il delinquente, ha commesso un reato al posto di un altro e dico «no»: volevo intercettarti per rapina e invece hai commesso solo un'estorsione! Scusa, non lo faccio più! Naturalmente di tutti gli altri nessuno deve sapere nulla, neanche la moglie deve sapere se ha violentato la figlia! Ma fatemi il piacere!
Ancora, che dire del divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni quando cambia il titolo del reato? Il mutamento del titolo del reato, per definizione è una valutazione ex post: quando procedo, lo faccio per un titolo di reato, all'esito del quale, a seguito di valutazioni, scopro che, piuttosto che sotto quel titolo, il reato rientra sotto un altro, ma gli elementi di fatto sono sempre gli stessi, il reato è stato commesso e l'acquisizione dell'intercettazione è lecita!
«No»: io volevo incriminarti per rapina e invece si tratta di un furto! E se poi è un furto invece che una rapina? Perché il furto «no»? Che senso ha tutto questo? Qual è la ratio rispetto a quella che andate a dire in giro? Voi dite in giro che volete le intercettazioni per combattere la criminalità organizzata. Ma questa è! Voi dite: «noi vogliamo che non ci siano incidenti stradali e togliamo i semafori». Ah ecco! È un modo: li fate fuori tutti così non ce ne sono più!
Inoltre, c'è la storia della proroga: posso prorogare le intercettazioni solo se esistono ulteriori elementi diversi da quelli che si scoprono attraverso le intercettazioni stesse. Che senso ha tutto questo? Quindi, attraverso le intercettazioni scopro che qualcuno sta per commettere un sequestro di persona e non posso chiedere la proroga perché non ho scoperto alcun elemento in più!
E ancora, il tempo delle intercettazioni è prefissato in massimo 60 giorni, sempre che si trovino ulteriori elementi e via dicendo. Non ho capito: ma se ho a che fare con un sequestro di persona o con reati gravissimi, come possono essere anche gli stupri e quant'altro, mi dovete spiegare, se ho a che fare con reati ad effetto permanente seppure immediati, per quale ragione, dopo un certo periodo di tempo, mi devo fermare, se non nel tempo prefissato dalle indagini preliminari.
Noi abbiamo un tempo che è indicato nel codice. Esso è il tempo delle indagini preliminari, che può essere di 6 mesi oppure anche di più. Durante questi 6 mesi il pubblico ministero deve poter svolgere tutte le indagini che gli sono consentite. Ma proprio sugli aspetti più importanti e delicati gli si dice che può occuparsene solo per 15 giorni. Non ho capito: se devo fare una cura per 6 mesi, perché devo limitarla a 15 giorni? È come se si andasse dal medico e quest'ultimo dicesse: «hai bisogno di 6 mesi di convalescenza ma non puoi fare più di 15 giorni». Che senso ha tutto questo?
E ancora, si prevede il tribunale distrettuale in funzione collegiale per decidere non solo sulle intercettazioni, ma anche sulle proroghe. Ma di tribunali distrettuali ve ne sono pochi, non sono tanti. La maggior parte dei tribunali sono quei piccoli tribunali sparsi per il territorio. Accentrare tutto a livello di tribunale distrettuale, in funzione collegiale, sapete cosa vuol dire? Significa ingolfare totalmente il lavoro dei magistrati. Vi è venuto in mente cosa comporterà tutto ciò sulla disciplina delle incompatibilità? Non avremo più magistrati in grado di poter giudicare o di poter fare intercettazioni, perché in pochissimo tempo, se solo vi è un'associazione a delinquere ben organizzata, ogni giudice è impedito a fare altre cose.

Distonia del Gip

E questa distonia tra il Gip, che può dare l'ergastolo ma che non può fare intercettazioni o una proroga, e tra il tribunale distrettuale non l'avete presa in considerazione? Che senso ha? Il Gip può condannare ma non può disporre un accertamento istruttorio. Ma che senso ha tutto questo?
E poi immaginate tecnicamente questi grandi inchieste, con un milione di fogli di carte. Le carte non passano attraverso Internet. Le carte devono andare con le carte! Immaginatevi un milione di fascicoli processuali, un milione di pagine. Ogni volta questi fogli devono andare dal territorio al tribunale distrettuale. Vanno e tornano, vanno e tornano! Ogni volta che si registra un'aggiunta, una proroga, un qualche atto in più o nel mentre che si decide questi quintali di carta, che vanno e tornano, il segreto istruttorio ve lo mando a dire io a che serve. Passiamo tutto direttamente all'ufficio stampa!
Inoltre, si deve ricordare la questione della misura della motivazione dell'ordine cautelare. Si può motivare ma solo per riassunto. Se un'intercettazione telefonica è utile e necessaria per capire il comportamento di qualcuno non vi è nulla di meglio che sentire esattamente ciò che ha detto. E invece «no»! Non si può scrivere nell'ordine di misura cautelare ma si deve scrivere per riassunto, secondo la propria interpretazione. Si deve fare di 4 righe e non di 40. Ma perché volete limitare anche il numero delle pagine? Ma vi vergognate che possa esservi qualcosa di troppo? Ma che senso ha tutto questo?

Perché vogliono eliminare le intercettazioni

Sono proprio assurde queste motivazioni, sono proprio assurde. Tuttavia, esse evidenziano un elemento di fondo e con ciò mi avvio a concludere il mio intervento. L'elemento di fondo è capire cosa siano le intercettazioni e perché questo Governo e questa maggioranza le teme. Questo è il vero problema. Il vero problema è che, grazie ad un'informazione non sufficiente, anzi ormai non più in grado di poter informare, perché la volete anche mettere a tacere totalmente, voi non volete far sapere ai cittadini quel che accade, non volete far sapere ai cittadini quel che molte persone delle istituzioni sono, non volete far sapere che, con le intercettazioni, si possono scoprire i reati. La verità, allora, è una e una sola. Questa legge sulle intercettazioni non serve a combattere la criminalità né ad assicurare la privacy. Essa serve solo ad assicurare l'impunità a qualche persona che, per assicurarsi la propria impunità, mette a rischio l'incolumità dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico - Congratulazioni)."

L'autocensura




L'annunciata legge sulle intercettazioni è oscurantista e illiberale, anzi una vera e propria pietra tombale sul diritto di cronaca come hanno scritto congiuntamente gli editori e i giornalisti.

Condividiamo integralmente questo giudizio, ma ci permettiamo di segnalare che anche i fenomeni di autocensura e di auto imbavagliamento sono una pietra tombale sull’Art21 della Costituzione. Qualche giorno fa, sempre su questo blog, Marco Travaglio e Pancho Pardi hanno descritto il silenzio e la sciatteria che hanno circondato la sentenza sul caso Berlusconi Mills.

In particolare Rai e Mediaset hanno affrontato la vicenda con reticenza, imbarazzo, in taluni casi nascondendo o cancellando la notizia, che, comunque la si giudichi, era clamorosa, talmente clamorosa che in altri paesi ci sarebbero state le contestuali dimissioni del presidente del consiglio. Il senatore Pardi, molto civilmente, ha chiesto spiegazioni almeno alla Rai.

Nessuno ha ritenuto di rispondere in modo formale.
Allora proviamo a farlo noi, attraverso una ricostruzione assai vicina alla realtà.
Nessuno aveva voglia di prendere in mano questa patata bollente, alla vigilia della completa berlusconizzazione della Rai. La gestione della sentenza è stata relegata alla sede regionale.

Nessun inviato è stato spedito dai tg nazionali. Carlo Casoli, il coraggioso cronista di Milano che seguiva questi processi, è da tempo confinato nell’ufficio stampa. La sua storia è stata raccontata da Marco Travaglio e da Loris Mazzetti.

La sentenza è stata ritenuta talmente importante che all’atto conclusivo c’erano molti inviati e molte telecamere estere, ma la Rai era rappresentata da un appalto esterno. Quelle immagini sono poi state riversate e ciascun tg ha costruito o non costruito il pezzo. Per esempio il tg3 nazionale ha realizzato il servizio e ha messo nei titoli la notizia. In qualsiasi altro paese civile sarebbe stata l'apertura dei Tg pubblici e privati, poi sarebbero seguiti i commenti e persino qualche editoriale sdegnato contro i giudici comunisti. Qui si è scelta la strada della omissione, della cancellazione, della sottovalutazione, della espulsione dalla agenda mediatica.

Il dibattito sulle ronde padane gode di una copertura superiore alla notizia che il premier si è salvato solo perché si è appena fatto approvare una legge su misura chiamata lodo Alfano.
Quanto è accaduto non ha nulla a che vedere con la legge sulle intercettazioni, ma è un esempio classico di autocensura, di auto imbavagliamento, di subalternità allo spirito dei tempi.
Non osiamo pensare a quanto accadrà quando, tra qualche settimana, Berlusconi avrà completato la presa di possesso di tutte le principali piazze mediatiche.
Per queste ragioni non ci è sembrato giusto lasciar cadere le denunce formulate da Pardi, da Travaglio, riprese da Stille su Repubblica.

Sarebbe ora e tempo che la Rai fornisse una risposta non tanto a noi, quanto a quella parte della comunità nazionale che non intende accettare di vivere bendata, assordata, accecata.

Siamo sicuri che tutte le associazioni sindacali e professionali (che per fortuna hanno immediatamente fatto sentire la loro voce a Milano) vogliano accendere tutti i riflettori non solo sul singolo episodio, ma sul più complessivo piano, già in fase di realizzazione, di arrivare a realizzare un polo unico integrato Raiset. Non vorremmo apparire fuori dal tempo e un po’ fissati, ma di questo piano parlava già Licio Gelli, e molti dei suoi allevi hanno oggi in mano buona parte del potere politico e mediatico.

martedì 17 febbraio 2009

Processo Mills: la sentenza



Oggi l’epilogo del processo Mills che ho deciso di seguire direttamente dal blog per essere certo che i riflettori su questo fatto non si spegnessero. Mills è stato condannato a 4 anni e 6 mesi per falsa testimonianza a copertura di Silvio Berlusconi nel processo per corruzione della Guardia Di Finanza e nel processo dei fondi neri di All Iberian. L’avvocato inglese, in poche parole, ha incassato 600 mila dollari versati in un conto svizzero da “Mr B” per dichiarare il falso e coprire “Mr B”.

Fin qui, una storia di ordinario squallore nazionale. Quello che non è ordinario, invece, è che se Mills è stato condannato in quanto “corrotto” significa che abbiamo anche un “corruttore”.

Ma si sa come vanno le cose in Italia rispetto agli altri paesi occidentali: negli Stati Uniti il Presidente Obama allontana i ministri che hanno problemi con il fisco; in Italia, chi corrompe un testimone, può fare il Presidente del Consiglio.

Berlusconi non è stato processato perché, per evitare il processo, si è fatto fare il Lodo Alfano. Il processo sarebbe corretto chiamarlo Berlusconi - Mills, e non solo Mills.

Contro questa degenerazione dello stato di diritto, l'Italia dei Valori è scesa in piazza raccogliendo un milione di firme per il referendum abrogativo di questa legge immorale e incostituzionale. Unico partito a battersi per la democrazia. Unica opposizione.

sabato 14 febbraio 2009

Dibattito pubblico sul tema “Lavoro, Impresa, precariato: come difendersi dalla crisi. Ipotesi di un impegno per il territorio”.

L’attuale crisi economica e le sue cause interpellano tutte le realtà impegnate sul territorio ed i singoli cittadini.

Tanto non solo per i suoi possibili effetti sulla tenuta sociale del Paese ma anche per il rischio di creare o consolidare il già diffuso senso di impotenza e di disinteresse per i destini collettivi del Paese.

In questo contesto è forte la preoccupazione per i problemi e la crescita del nostro Mezzogiorno su cui anche le Chiese del Sud hanno ritenuto necessario interrogarsi (Convegno di Napoli del 12 e 13 febbraio) a 20 anni dal documento della Conferenza Episcopale Italiana su “Chiesa Italiana e Mezzogiorno” allorquando veniva significativamente lanciata una forte provocazione: “Il Paese non crescerà se non insieme”.

Ed in tal senso un decisivo contributo per la riflessione e l’impegno viene dalla recente pubblicazione dell’economista pugliese Prof. Gianfranco Viesti su “Mezzogiorno a tradimento. Il Nord, il Sud e la politica che non c’è” (editore Laterza).

E’ di tutta evidenza come la politica,oggi più che mai, sia sollecitata nel suo compito di leggere i fenomeni sociali ed economici per riscoprire la funzione di “governo” che mai potrà identificarsi in una mera rappresentanza e gestione della somma di interessi particolari.

La coalizione che mi sostiene nella candidatura a Sindaco (Democratici per la Costituzione, P.R.C., P.D.C.I., Sinistra Democratica e Italia dei Valori),in forza della volontà condivisa di costruire un nuovo centrosinistra, intende promuovere una riflessione aperta al confronto e quindi ricca e produttiva per il futuro della Città.

La sfida è immane. Ma non possiamo consentire che a fronte dei gravi e drammatici problemi si reiterino vecchie logiche che hanno mortificato capacità umane e saccheggiato risorse finanziarie con esiti devastanti per il territorio.

Per tali ragioni mi permetto invitarLa ad un primo dibattito pubblico che si terrà Sabato 21 febbraio 2009 alle ore 18.30 presso il Teatro Imperiali (via Municipio).

Il tema del confronto sarà: “Lavoro, Impresa, precariato: come difendersi dalla crisi. Ipotesi di un impegno per il territorio”.

Ci aiuteranno in questa prima riflessione il Presidente di Confindustria Brindisi, Massimo Ferrarese, ed il Segretario Generale della C.G.I.L., Leo Caroli.

Confidando nella Sua presenza ringrazio sin da ora per la cortese attenzione prestata e per la preziosa e gradita collaborazione.


Francavilla Fontana, 14.02.2009



Avv. Mario FILOMENO

venerdì 13 febbraio 2009

Internet in Italia: come in Cina e Birmania

Il Senato, con voto contrario dell’Italia dei Valori, ha approvato l'articolo 50-bis del Ddl n° 773, un emendamento del senatore Udc Gianpiero D’Alia al pacchetto sicurezza varato dal governo.

L’emendamento avvia “la repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. Nei fatti, se approvato, permetterà di reprimere la libertà di espressione e di opinione in Rete (approfondimento nell’articolo di Punto Informatico ).
Il reato di apologia e istigazione a delinquere è già previsto e punito dalla legge, chiunque ne venga accusato oggi viene processato e, se colpevole, condannato. D’Alia e i suoi mandanti non vogliono attendere il processo, né la sentenza, vogliono emettere subito il verdetto di colpevolezza obbligando i provider ad oscurare da subito il sito. Poi, chi se ne frega del processo.

Un emendamento antidemocratico e incostituzionale che cancellerà l’informazione in internet in un soffio equiparando l’Italia alle uniche due nazioni al mondo che hanno queste restrizioni: Cina e Birmania.
L’emendamento sotto il pretesto di chiudere le porte a siti come You Tube e Facebook in cui sparuti gruppi di fanatici “inneggiano” a Raffaele Cutolo e Salvatore Riina, nasconde ben altri obiettivi. Quello di oscurare l’ultimo tassello dell’informazione, internet, che sfugge al controllo diSilvio Berlusconi monopolista dell'informazione privata e di Stato.
Mi domando perché non oscurare le reti Mediaset visto che inneggiano ad un assassino come Vittorio Mangano. Oppure perché non sciogliere la Lega di Umberto Bossi che istiga i padani ad armarsi di fucili contro “Roma ladrona” da cui i suoi dirigenti prendono un lauto stipendio.

Se questo golpe non si arresterà alla Camera scenderemo in tutte le piazze d’Italia. E ci rimarremo.

Se l’emendamento D’Alia divenisse legge il mio blog, quello di Marco Travaglio, di Beppe Grillo, di Byoblu, di Daniele Martinelli, di Piero Ricca e di migliaia di altre voci libere della Rete, sarebbero oscurati. Questo è l’effetto, ed il vero obiettivo, di quell’emendamento carogna, ed il senatore D’Alia non lo nasconde (come potete capire dal video di un internauta che riporto).

Dite la vostra al senatore Gianpiero D’Alia (email).

L'audace colpo del solito noto





Lui fa sempre così: impone un tema a tutti i giornali e tg per nascondere qualcosa di losco. Stavolta ha usato il corpicino di E.E. mentre si metteva al riparo dal processo Mills. Occhio alle date. Il 6 febbraio la Corte costituzionale stabilisce che le sentenze definitive «valgono» come prova nei processi in corso. Il 7 febbraio il governo infila nel ddl Alfano-Ghedini sulla giustizia un codicillo che dice il contrario: salvo che nei processi di mafia e terrorismo, le sentenze definitive non valgono più. Ciò che ha accertato irrevocabilmente la Cassazione dev’essere ridimostrato ogni volta, richiamando tutti i testi già sentiti nel processo chiuso. Norma incostituzionale (cancella una sentenza della Consulta) che, per giunta, allunga i tempi dei processi. Indovinate un po’ chi si avvantaggerà di questo cavillo da azzeccagarbugli? Ma l’imputato Berlusconi, naturalmente, se e quando tornerà in tribunale per corruzione del testimone Mills. Fra sette giorni il processo a carico di Mills arriverà a sentenza. Supponiamo che sia di condanna e che venga confermata in appello e in Cassazione: i giudici avrebbero in mano un giudicato definitivo su Mills corrotto da Berlusconi. Giudicare Berlusconi per aver corrotto Mills sarebbe un gioco da ragazzi, senza richiamare decine di testi. Di qui il provvidenziale salva-Silvio. Lui chiedeva di rimettere il sondino a E.E. e intanto lo staccava ai giudici. L’altro giorno, a Torino, due tizi hanno rapinato una banca mascherati da Berlusconi e Dell’Utri. Sulle prime il cassiere era terrorizzato. Poi ha capito che erano solo maschere.(Vignetta di Roberto Corradi)
di Marco Travaglio

giovedì 12 febbraio 2009

Stato di diritto ed economia a rotoli


La goccia dello Stato di diritto sta per far traboccare il vaso. Ieri è cominciata, in commissione Giustizia alla Camera, la discussione sul nuovo disegno di legge del governo in materia di intercettazioni telefoniche. Dovete sapere che è un attacco allo Stato di diritto, e mi meraviglio che nemmeno i giornali "indipendenti" ne parlino.
Lascio detto oggi, quello che accadrà dello Stato di diritto quando sarà approvato questo provvedimento.
Sarà approvato cosi com’è, perché ieri ho avuto modo di riscontrare in commissione, dove ho cercato di battermi per far capire l'assurdità di certe decisioni, la certezza che non c'è peggior sordo di chi non ti vuole sentire: la maggioranza parlamentare non ti ascoltava nemmeno, non gliene fregava niente a nessuno.
Sono ben sei gli elementi che distruggono lo Stato di diritto in questo disegno di legge:








1) I criminali si scelgono il giudice


Sapete cosa prevede questo disegno di legge? Il dovere di astensione e il conseguente obbligo di sostituzione del magistrato che riceve l'iscrizione nel registro di reato a seguito della denuncia da parte di una delle persone che sta indagando. Mi spiego: ogni persona che non vuole essere messa sotto indagine da un certo magistrato, può scegliersi il suo giudice, il suo Pubblico ministero. Che cosa fa l’imputato? Quando vede che c'è un Pubblico ministero che sa dove trovare le carte e le prove nei suoi confronti, basta che lo denunci. Infatti, se il magistrato risulta iscritto al registro di reato è costretto a bloccare le indagini che sta portando avanti. Ogni imputato può scegliersi il suo giudice. D'ora in poi, la criminalità organizzata, i terroristi, i mafiosi se vedono un magistrato come De Magistris, Forleo, insomma un magistrato che fa il proprio dovere, lo denunciano. In quel momento, senza guardare in alcun modo la bontà della denuncia, il magistrato si deve dimettere e non può più portare avanti l'indagine. Mi pare che questo sia di una gravità inaudita.


2) La beffa dell'intercettazione


Per poter intercettare una persona ci vogliono “gravi indizi di colpevolezza”. Significa: non puoi più intercettare se hai degli indizi di un reato che si è commesso, non puoi più intercettare se hai degli elementi da chiarire, ma puoi intercettare solo se sai che la persona è colpevole. Ma se sai che la persona è colpevole, perché la devi intercettare? La verità è che se non la intercetti non sai che è colpevole, quindi, non la puoi intercettare e non puoi scoprire il reato. Ancora una volta, sposti il magistrato e intercetti quando è inutile.
3) L'inganno dell'eccezione "criminalità organizzata"
Dicono che si può intercettare anche se non ci sono indizi di colpevolezza nei casi di criminalità organizzata. E’ un'altra truffa, perché la criminalità organizzata è composta da un gruppo di persone che commettono un numero indefinito di reati in un periodo di tempo che può essere anche lungo. Infatti sappiamo che solo alla fine delle indagini, una volta scoperta l’esistenza dell'associazione a delinquere, dell'associazione terroristica, si può scoprire che invece di una, sono coinvolte più persone, invece di uno, sono stati commessi più reati, e si scopre che questi sono legati da un unico filo criminoso. Insomma, non lo puoi scoprire prima, ma alla fine. Ma se puoi indagare solo quando hai la prova dell'esistenza dell'associazione criminale, non riuscirai mai a scoprirlo, perché lo potrai sapere solo alla fine. E’ chiaro: questo disegno di legge è scientifico, luciferino e mefistofelico.


4) Eliminazione delle intercettazioni ambientali


Per poter intercettare in via ambientale, c'è bisogno della contestualità del reato. Mi spiego: che cosa sono le intercettazioni? Sono la captazione di voci, di immagini che possono avvenire sia attraverso il telefono, sia attraverso una microspia che viene messa nel luogo in cui le persone parlano. Possono parlare a casa, al bar, ai giardinetti, ai parlatori delle carceri e in altri posti. L'intercettazione ambientale è la più importante perché al telefono non parla più nessuno, perché si sa che si può essere intercettati. Con questo sistema, con questo disegno di legge si può effettuare l'intercettazione ambientale solo nel momento del fatto, cioè questa è valida solo nel momento in cui viene commesso il reato. Quindi se vuoi intercettare una persona per sapere se farà una rapina, non la puoi intercettare il giorno prima. Insomma, lo puoi fare solo nel momento in cui fa la rapina, dove si fa tutto meno che parlare. Né puoi intercettare il giorno dopo la rapina, dove dicono "cento a me, cento a te, cinquanta alla figlia del Re". Insomma, non puoi intercettare la persone che hanno commesso il reato perché non stanno facendo più la rapina, ma si stanno spartendo il bottino.. Capite che è un'altra presa in giro!


5) La gabbia della burocrazia


Per poter fare un'intercettazione telefonica non bastano più il Pubblico ministero e il giudice, ma bisogna andare al Tribunale presso il distretto della Corte d'Appello. Immaginate quanti atti bisogna spostare. Se si trattasse di un fascicolo composto da dieci carte lo potrei capire, ma immaginate un fascicolo, come quello che avevo fatto io per Mani Pulite, un milione e mezzo di carte, o quello di De Magistris, di duemila pagine. E dove ogni volta che bisogna fare richiesta per un’intercettazione, bisogna portare questi fascicoli dalla procura, dove si sta indagando, fino al tribunale distrettuale con un camioncino, per poi aspettare che un collegio di tre giudici l'approvi.Inoltre, un giudice basta per condannare all'ergastolo, mentre per intercettare e per acquisire i tabulati delle telefonate, ci vorranno tre giudici. Immaginate che farraginosità. Soprattutto, ogni volta che uno di questi giudici ha deciso sulle intercettazioni, non potrà più decidere sugli altri provvedimenti da prendere, e quanti giudici ci vorranno in tutti i tribunali? Ogni giudice dovrà astenersi dal procedere ogni volta che ha già proceduto una volta nei confronti di qualcuno. Resta il fatto che se c'è un'indagine di una trentina di persone nel giro di un mese, nessun giudice potrà poi giudicarli e bisognerà aspettare che arrivi un nuovo concorso tra qualche anno, o fra qualche prescrizione.


6) Bavaglio ai giornalisti e Stato di polizia


Questa è la gravità con cui si sta procedendo per impedire che si scoprano i reati. Allontanamento dei magistrati che indagano, impossibilità di indagare, ed infine l'ultima perla: l'impossibilità per voi di venire a sapere come stanno i fatti. Questa norma, infatti, non dice solo che non si può intercettare e che il magistrato può essere mandato via dal suo imputato se non gli piace, ma dice anche che i giornalisti e l'informazione non devono dire più niente. Tutto verrà fatto al buio, in uno Stato di polizia, nessuno deve sapere niente: che cosa è successo alla Clinica Santa Rita, perché a Napoli sono successe tutte quelle cose con Romeo, perché in Abruzzo è successo lo scandalo Del Turco. Nessuno deve sapere niente fino a quando non si concludono le indagini, e soltanto con riferimento alle persone direttamente interessate. Ma una cosa è il segreto istruttorio, altra cosa è il diritto dell'opinione pubblica di sapere che un sindaco, un presidente della Provincia, un presidente della Regione, un grande imprenditore italiano, a cui hai affidato i tuoi soldi, è scappato con il malloppo. Una cosa è il segreto istruttorio per non rovinare le indagini mentre si fanno, altra cosa è il venire a conoscenza delle ragioni per cui una persona viene arrestata. Perché un domani può arrivare uno Stato di polizia, uno che ti arresta e non puoi sapere il perché, non devi sapere nulla, e se chiedi qualcosa o se informi di qualcosa qualcuno, vai in galera pure tu, come si usava ai tempi del fascismo.


Conclusioni: Stato di diritto addio ed economia a rotoli


Capite che tutto questo sta prefigurando da una parte uno Stato di polizia, dall'altra uno Stato dell'impunità. Di questo si sta occupando il governo Berlusconi, invece di venire incontro alle istanze dei cittadini con disegni di legge e provvedimenti che riguardano l'economia, il lavoro, la disoccupazione, gli ammortizzatori sociali, i giovani senza futuro. Perché si occupa di questo? Per spostare l'attenzione verso quello che non sa risolvere, cioè l'economia a rotoli del nostro Paese. Riflettete amici, riflettete.

mercoledì 11 febbraio 2009

INVITO RIUNIONE SIMPATIZZANTI IDV

La segreteria del Circolo "Italia dei Valori" di Francavilla F.na, invita tutti i simpatizzanti, e coloro che vogliono diventarlo, alla prossima riunione del 12 febbraio 2009 alle ore 20.00 in via C. Pisacane n° 46 .O.d.G.: Amministrative 2009; prossima manifestazione pubblica; esposto sulla discarica; varie ed eventuali.
a giovedì

La segreteria

VERGOGNA

Ho aspettato la fine della giornata per commentare quanto accaduto al Senato a seguito della morte di Eluana Englaro.
Esprimo la mia solidarietà al signor Beppino Englaro, suo padre, perché ieri quel dolore che forse gli anni avevano mascherato in una quotidiana apparente normalità si è riacceso con tutta la sua forza come un fuoco mai spento dalla cenere degli anni.

Provo sdegno e vergogna per lo spettacolo che i politicanti in cerca d’autore hanno offerto a Palazzo Madama con parole fuori da ogni decenza. Parole indegne che mi offendono come cittadino, come padre, come politico: “assassini” è una di queste.
Una parola infamante, impronunciabile in un'Aula del Parlamento.

Assassini” sono coloro che non hanno teso la mano a Beppino Englaro quando, nel 2004, chiese aiuto senza ricevere nessuna risposta, secondo quanto dichiarato dallo stesso Englaro, dall’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal suo ministro della Salute.
Assassini” sono coloro che hanno processato mediaticamente e politicamente Beppino Englaro per la scelta più sofferta della sua vita. Lo dico come padre perché non immagino tanto dolore racchiuso nel corpo di una persona per riuscire a prendere una decisione del genere. Decisione che rispetto.

Gli “assassini”, senatore Quagliariello e senatori del Pdl, sono ben altri.
I veri “assassini” sono coloro che non hanno concesso la scorta a Marco Biagi, il 19 marzo 2002, a Bologna.
Assassini” sono coloro che cancellano, con una scellerata propaganda razzista, il comma 5 dell’articolo 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998, secondo il quale "l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità", esponendo i cittadini a rischio di patologie come la tubercolosi.

Berlusconi, Quagliariello, Gasparri e la claque di governo si guardino allo specchio e si vergognino profondamente, almeno oggi.

lunedì 9 febbraio 2009

Ciao Eluana


La Natura, riprendendo il suo decorso artificialmente sospeso, ti ha accolto nel suo grembo di pace...ciao Eluana

domenica 8 febbraio 2009

Oltre il caso Englaro



Un altro esempio di cattiva informazione. Questa mattina la prima pagina del giornale "La Stampa" titola "Di Pietro: voterò con il Cavaliere". Segue il sottotitolo: "L'ex PM a sorpresa: quella vita va salvata".

Bella presentazione dell'intervista. Peccato che io non l'abbia mai rilasciata. Anzi, non ho nemmeno mai parlato con l'asserito intervistatore, il giornalista Amedeo La Mattina. La Stampa mi ha messo in bocca, addirittura "virgolettando", frasi che non ho mai pronunciato. Insomma è un'intervista letteralmente inventata. Infatti se si va a leggere il contenuto dell'articolo ci si accorge che non trattasi nemmeno di una intervista. Peccato, però, che il "titolo" di prima pagina lo presenta così. Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

Essere descritti come uno che sta con Berlusconi, proprio nel momento in cui lui sta cercando di dare il colpo finale alla democrazia italiana, fa venire la pelle d'oca solo a pensarci. Ma tant'è: resta da capire se sia trattato di un semplice infortunio giornalistico (di per sé scusabile, perché può capitare a tutti di prendere una cantonata) o se qualcuno abbia voluto marciarci sopra (ma la questione è troppo seria per ricamarci polemiche).

Approfitto, invece, dell'occasione per dire casa penso del merito della questione e come si comporterà il partito dell'Italia dei Valori in riferimento al caso Englaro.

L'Italia dei Valori sta in questo caso – senza se e senza ma - con il Presidente della Repubblica. Bene ha fatto Napolitano a stoppare il decreto legge che avrebbe messo il Parlamento di fronte al fatto compiuto e, invece, è bene che una materia delicatissima come il "testamento biologico" (vale a dire il diritto di ognuno di poter staccare la spina quando è arrivato allo stremo delle proprie forze) vada prima discusso e ben valutato dal Parlamento. Certo, la vicenda umana di Englaro impone risposte rapide (e, infatti, noi abbiamo acconsentito che se ne discutesse subito in Aula), ma non si possono fare leggi per singole persone, addirittura al solo scopo di fermare una sentenza divenuta irrevocabile. La verità, secondo noi, è che Berlusconi, in questo momento, sta solo approfittando dell'occasione per spaccare ulteriormente il Paese, renderlo ingovernabile e instabile per poi dire che ci pensa lui (anche cambiando la Costituzione, se questa non gli dovesse permettere di fare quello che gli pare). Proprio come fece a suo tempo Mussolini.

Fino a qualche giorno fa eravamo solo noi dell'Italia dei Valori a sostenere che Berlusconi fosse un "pericolo pubblico". Tutti ci hanno insultato per aver raccomandato al Capo dello Stato di stare attento alle leggi che Berlusconi si accingeva a varare. Oggi le stesse cose le ripetono altri (da ultimo Eugenio Scalfari su Repubblica e Veltroni in varie dichiarazioni). Prima o poi qualcuno dovrà scusarsi con tutti quelli che a Piazza Navona, prima, e a Piazza Farnese, poi, non sono rimasti in silenzio ed hanno fatto sentire la loro voce in difesa della Costituzione.

Fra qualche giorno, il Parlamento dovrà decidere se approvare o meno il "disegno di legge Englaro" presentato. Trattasi di uno di quei casi in cui – per definizione – non può essere imposta ai parlamentari la "disciplina di partito". Una cosa è, infatti, la "gazzarra" messa in piedi da Berlusconi alle spalle e sulla pelle della famiglia Englaro, altra è decidere se si possa emanare una legge che permetta ad una persona di chiedere ai propri cari di "aiutarla" a morire quando proprio non ce la fa più (nemmeno a spegnere la luce e nemmeno a decidere più cosa deve fare).

Personalmente sono angosciato e penso come me tantissimi italiani, parlamentari compresi. Qui non si tratta di stare con il centrodestra o il centrosinistra. Si tratta di diversità culturali e religiose rispetto al concetto stesso di "vita umana": da dove comincia e quando finisce? La persona ha diritto non solo di vivere ma anche di morire dignitosamente? Fino a che punto un corpo può essere fatto vivere artificialmente da una macchina? E, viceversa, chi può assumersi il diritto e la responsabilità di "staccare la spina" ad un altro in un momento in cui nessuno più può sapere se il malato terminale lo voglia veramente?
Sì, sono angosciato perché personalmente non vorrei vivere più se mi trovassi nelle condizioni di Eluana e chiederei ai miei cari di aiutarmi a morire. Ma, con altrettanta umiltà, debbo dire che non avrei mai il coraggio di staccare ad altri, personalmente, la spina e nemmeno di ordinare di staccarla.

Ecco, queste angosce – che spero siano umanamente comprensibili – non possono essere strumentalizzate con frasi banali del tipo "voterò con o contro il premier". A dettare la linea del voto non possono essere né Berlusconi, né alcun leader di partito. Ad ogni parlamentare non rimane che affidarsi alla propria coscienza, valutare e decidere con senso di responsabilità e secondo le proprie convinzioni (anche quelle religiose). Personalmente voterò per la libertà di vivere ma anche di poter morire (anche con preventivo testamento biologico). Ma mi sento e mi sentirò sconfitto, e invidio e ammiro chi, invece, ha certezze incrollabili.

giovedì 5 febbraio 2009

Appoltronati di Governo



Il ministro dei Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, è stato rinviato a giudizio con l'accusa di concorso in turbativa d'asta e di interesse privato del curatore negli atti del fallimento nella procedura di amministrazione straordinaria della Cedis. Non è che l’ultimo degli infortuni del governo Berlusconi, il quale per altro fin dalla costituzione del suo governo non si era minimamente preoccupato del fatto che parecchi suoi esponenti avessero avuto in passato o avessero in quel momento conti aperti con la giustizia. D’altronde poiché come si dice “il pesce puzza dalla testa” non ci si poteva forse aspettare un comportamento diverso. Così se Berlusconi è il primo tra i componenti del governo condannati, rinviati a giudizio o indagati, la schiera è numerosa: tra ministrri e sottosegretari sono una decina i condannati, rinviati a giudizio o indagati. Dal Ministro delle Infrastrutture Matteoli a quello dello Sviluppo Economico Scajola, dal Ministro per le Riforme Bossi a quello dell’Interno Maroni, dal Ministro per la Semplificazione Calderoli a quello agli Affari Regionali Fitto, dal Sottosegretario alle Riforme Brancher a quello allo Sviluppo Economico Martinat, dal Sottosegretario all’interno Cosentino a quello alle Politiche Agricole e Forestali Buonfiglio. Qualche altro componente del governo è stato condannato per reati contabili e deve risarcire lo Stato: il sottosegretario alle Infrastrutture Castelli, quello agli Esteri Scotti.

Che differenza rispetto alla civile e democratica America dove due Ministri nominati da Obama non hanno superato il vaglio della Commissione del Congresso: stiamo parlando di Tom Daschle e Nancy Killefer, il primo designato Ministro della Sanità e la seconda responsabile per il controllo del budget federale di sprechi e spese inutili.

Daschle non aveva denunciato al fisco l’uso di una autovettura con autista messagli a disposizione da una società privata; Killefer non aveva pagato per un anno e mezzo i contributi alla domestica.

In precedenza Bill Richardson, designato ministro del Commercio dovette rinunciare alla carica dopo l'avvio di un'inchiesta per corruzione a suo carico.
Antonio Borghesi

Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Sig. Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,

ci sia permesso segnalarLe, nella sua qualità di garante della Carta Costituzionale, che, a nostro avviso, il Governo Berlusconi sta per porre in essere un altro strappo alla Costituzione.

Egli ha già piegato a sé il Parlamento con il ricorso massiccio ai decreti legge e al voto di fiducia “obbligato”.

Ha già occupato l’informazione pubblica e privata in totale conflitto di interessi.

Ha già mortificato, con il Lodo Alfano e con l’altra miriade di leggi ad personam che ha imposto, il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Ora, con un colpo solo, si accinge ad un “poker di porcherie” degno del peggior modello argentino: la nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione della Rai, la modifica dell’organo di autogoverno della Corte dei Conti, la limitazione delle intercettazioni telefoniche, la modifica dei regolamenti parlamentari.

Occupando la Rai, i cittadini non potranno più sapere quel che accade nelle segrete stanze del potere e non potranno più esercitare alcun controllo democratico.

Modificando i componenti della Corte dei Conti – che ha il compito specifico previsto dalla Costituzione di controllare i conti della Pubblica Amministrazione - si mette anche tale organismo sotto il controllo dell’Esecutivo che, quindi, potrà falsificare a proprio piacimento i bilanci dello Stato senza che nessuno possa impedirglielo.

Limitando indiscriminatamente le intercettazioni telefoniche si impedisce alla magistratura di fare il proprio dovere e di contrastare efficacemente la criminalità organizzata.

Stravolgendo i regolamenti parlamentari si impedisce all’opposizione di esercitare i suoi diritti costituzionali e si riduce il Parlamento ad un semplice zerbino dell’Esecutivo.

Quello che sta avvenendo nel nostro Paese, ad opera dell'attuale governo, sembra ricalcare più le orme del partito nazionalsocialista tedesco degli anni 30 che quelle di una democrazia fondata sul diritto.

Ciò premesso, Le chiediamo – rispettosamente, ma con fermezza – di non rimanere in silenzio e di intervenire per evitare questo scempio della democrazia. Prima che sia troppo tardi.

mercoledì 4 febbraio 2009

INVITO RIUNIONE SIMPATIZZANTI IDV

La segreteria del Circolo "Italia dei Valori" di Francavilla F.na, invita tutti i simpatizzanti, e coloro che vogliono diventarlo, alla prossima riunione del 05 febbraio 2009 alle ore 20.00 in via C. Pisacane n° 40.O.d.G.: Amministrative 2009; prossima manifestazione pubblica.
a giovedì

La segreteria

Esposto sulla discarica

Francavilla Fontana, lì 31.01.2009
Preg.mo Signor COMMISSARIO Prefettizio Comune di FRANCAVILLA FONTANA


Preg.mo Signor Presidente ATO BR/2 Sindaco Cosimo FERRETTI - ORIA




Preg.mo Signor PRESIDENTE Provincia di BRINDISI




Preg.mo Signor PRESIDENTE Giunta Regionale Pugliese - BARI




Preg.mo Signor ASSESSORE ALL’AMBIENTE Regione Puglia - BARI




Preg.mo Signor PREFETTO di Brindisi




Al Signor Procuratore della Repubblica Presso Tribunale di BRINDISI




Al Signor Procuratore della Repubblica Presso Tribunale di BARI





e p.c. Agli Organi di Informazione

Oggetto: ESPOSTO su “discarica controllata di prima categoria sita in Francavilla Fontana alla via San Vito.
Atto di concessione per la realizzazione e gestione in favore della società FRANCAVILLA AMBIENTE dell’impianto di selezione e biostabilizzazione ed eventuale realizzazione discarica di servizio/soccorso sempre nel territorio di di Francavilla Fontana (BR). Accertamenti circa regolarità e legittimità iter procedurale per impianto “complesso”. VERIFICA convenzione e gestione discarica in servizio.

I sottoscritti: Avv. Mario FILOMENO (già consigliere comunale di Francavilla Fontana), Emanuele MODUGNO (già consigliere comunale e cosegretario del locale PRC), Angelo ROCHIRA (segretario del locale P.D.C.I.), Eugenio DE SIMONE (coordinatore della Sinistra Democratica), Vittorio MADAMA (Commissario del locale Circolo “Italia dei Valori”) e Carlo ALTAVILLA (coordinatore del Movimento “Democratici per la Costituzione), tutti domiciliati in Francavilla F.na alla via Salvo d’Acquisto n. 25 (studio Avv. Mario Filomeno – per eventuali comunicazioni: tel. 0831/844925 – cell. 368/3952851 – indirizzo posta elettronica mario.filomeno@libero.it)
PREMESSO CHE

-in questi giorni sono venuti a conoscenza di una procedura di gara curata direttamente dalla società Francavilla Ambiente Società Consortile a responsabilità limitata (con sede in Capurso – BA alla strada Provinciale Triggiano Carbonara – Km. 0,600 – n. REA 439702), quale gestore della discarica di prima categoria sita in Francavilla Fontana. Detta gara volta all’aggiudicazione dei lavori di realizzazione di un impianto di selezione e biostabilizzazione;

-tanto avviene nel corso della gestione Commissariale del Comune di Francavilla F.na;

-il Consiglio Comunale di Francavilla F.na,prima dello scioglimento disposto per dimissioni del Sindaco dr. Giuseppe Marinotti, nella seduta del 14.03.2008 aveva all’unanimità deliberato su di un Ordine del giorno con il quale si sollecitava la indizione di una conferenza dei servizi con l’intervento delle Autorità competenti (ATO BR/1, ATO BR/2, Provincia di Brindisi e Regione Puglia) al fine di predisporre ogni opportuno iter volto alla esclusione del territorio di Francavilla Fontana da ulteriori insediamenti di discariche o impianti per il trattamento di R.S.U. impegnando nel contempo gli Organi competenti ad individuare,quale sede dell’impianto di selezione e di biostabilizzazione, quella in adiacenza o prossimità di discarica di servizio/soccorso da avviare ex novo in territorio esterno al Comune di Francavilla;

-tale decisione veniva adottata a seguito della mozione presentata dal sottoscritto Avv. Mario Filomeno in data 28.09.2007, discussa nelle sedute consiliari del 15.10.2007 e 12.11.2007 e respinta dalla maggioranza, nonché a seguito di successive sollecitazioni venute da un Comitato di cittadini;

-che il deliberato veniva altresì assunto sulla scorta delle dichiarazioni del Presidente dell’ATO BR/2 dott. Cosimo Ferretti, rese sempre nella seduta del 14.03.2008, il quale non aveva escluso l’ipotesi della individuazione di altro sito fuori dal territorio di Francavilla per la realizzazione della discarica di servizio/soccorso e degli impianti ad essi connessi quale il biostabilizzatore;

-a questo punto restano integre e quindi abbisognevoli di rigorosi, improcrastinabili ed urgenti accertamenti (in questi giorni pare sia in via di definizione la gara per l’aggiudicazione dei lavori di realizzazione dell’impianto di biostabilizzazione),sia in sede amministrativa sia in sede giudiziaria, tutti i rilievi e le censure mosse in ordine all’iter promosso e perfezionato a suo tempo dalla Regione Puglia e definitosi con l’aggiudicazione in favore della Francavilla Ambiente della realizzazione dell’impianto di selezione e biostabilizzazione.

Il tutto,parrebbe, sul presupposto della gestione in atto,sempre nel territorio di Francavilla, di una discarica di servizio/soccorso mentre trattasi di discarica di rifiuti “tal quali”.

All’uopo si richiama il contenuto integrale della menzionata mozione che si allega al presente esposto e comunque già trasmesso nel settembre/ottobre 2007 alle Autorità Amministrative e politiche in indirizzo;

-la mozione non veniva approvata,è opportuno sottolinearlo, in quanto la maggioranza non riteneva di condividere la scelta di conferire incarico a 2 esperti onde rivisitare tutto l’iter procedurale che aveva affidato alla Francavilla Ambiente,quale gestore della discarica di rifiuti “tal quali, la realizzazione e gestione dell’impianto complesso con relativa discarica di servizio/soccorso;

-in proposito alcuni esponenti della maggioranza rilevavano (si vedano verbali delle sedute menzionate: 15.10.07 e 12.11.2007) che a tanto non era possibile pervenire avendo già un precedente legale espresso parere in ordine all’affidamento della realizzazione dell’impianto di biostabilizzazione (vd. missiva datata 19.03.2007 e pervenuta presso l’Archivio Comunale il 20.03.2007 - prot. n. 10022 del 21.03.2007).

Su tali vicende si richiamano le delibere Giuntali nn. 282 del 13.10.2006 e 92 del 30.03.2007 nonché dalla determinazione del Responsabile dell’Ufficio Contenzioso n. 319 del 24.12.2007 (n. 1748 del 31.12.2007 Indice generale).

Va sottolineato quanto meno come al legale in questione non pare fosse stato affidato l’incarico per come invece invocato nella seduta Consiliare del 12.11.07 e cioè quello inerente la verifica della legittimità degli atti di affidamento posti in essere dalla Regione Puglia.

PREMESSO ANCORA CHE

-la Francavilla Ambiente, a seguito di accertamenti svolti dal Dirigente dell’Ufficio tecnico e successivi controlli operati dal Comando di Polizia Municipale, è stata ritenuta responsabile di gravi negligenze ed omissioni in ordine alla gestione della discarica di rifiuti,lo si ribadisce, “tal quali”.

A tanto conseguivano le relative contestazioni e sanzioni,come previsto dalla convenzione stipulata il 07.12.2000 tra il Comune di Francavilla F. e l’originario raggruppamento di Imprese (Lombardi Ecologia s.r.l., Termomeccanica s.p.a. ed EMAS Ambiente s.p.a.).

In conseguenza delle reiterate irregolarità,accertate dal 4 luglio 2006 al 22.08.2006, venivano comminate sanzioni per un importo complessivo di € 70.582,32=.

Come si legge nella delibera n. 384 del 19.12.2006, La Giunta pro-tempore riteneva di aderire alla richiesta avanzata dalla Francavilla Ambiente di attivazione di un Collegio arbitrale onde comporre la vertenza nominando nel contempo il proprio componente in tale Collegio.

Da quel momento ed almeno sino allo scioglimento del Consiglio Comunale,per ragioni che sfuggono, la vicenda non risulta essere stata definita;

-inoltre il legale rappresentante della Francavilla Ambiente,unitamente al legale rappresentante della ditta MONTECO s.r.l. che gestisce nel Comune di Francavilla l’appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, risulta sottoposto a procedimento penale c/o il Tribunale di Brindisi (proc. n. 8206/07 R. mod. 21) per aver realizzato attività di raccolta, traffico illecito, trasporto e smaltimento di rifiuti speciali o pericolosi in assenza della prescritta autorizzazione.

Infatti in data 10.11.2007 operatori della G.d.F. accertavano che presso la discarica di via San Vito,autorizzata esclusivamente per rifiuti solidi urbani, un mezzo della ditta Monteco stava effettuando lo scarico di rifiuti classificati pericolosi.

Con delibera n. 43 del 07.02.2008 la Giunta Comunale di Francavilla decideva di costituirsi parte civile a seguito di richiesta di incidente probatorio notificato in data 23.01.2008;

-da ultimo,come anche riportato dalla stampa locale, in un procedimento civile promosso in via di urgenza da una cittadina,proprietaria di un immobile confinante con la discarica esistente, il C.T.U. incaricato dal Giudice titolare della causa,dott.ssa Consiglio Invitto (Tribunale di Lecce – proc. n. 5105/07), ha accertato ulteriori gravi inadempienze poste in essere dalla Francavilla Ambiente.

Infatti,e per quanto rilevi in questa sede, è stato rilevato che le modalità di gestione della discarica non sono conformi a quanto previsto dalla convenzione, dal D. L.vo 13.01.2003 e suoi allegati, a quanto previsto dalla tecnologia.

Inoltre è stata accertata l’assenza di una valutazione dell’impatto provocato dalle emissioni diffuse e nel contempo non sono previsti livelli di guardia per fughe di biogas né riscontrata la presenza di un piano di intervento.

Su tale scorta il Giudice,in data 27.10.08, ha emesso un provvedimento cautelare a tutela delle ragioni fatte valere ordinando alla Francavilla Ambiente a porre in essere con “immediatezza” una serie di interventi organizzativi volti a contrastare fenomeni di immissioni diffuse e fughe di gas (copertura giornaliera sistematica dei rifiuti, esauriente ed approfondita “analisi di valutazione dei rischi” onde predisporre interventi correttivi..).

TUTTO CIO’ PREMESSO E CONSIDERATO

risultati vani tutti i tentativi posti in essere sia sul piano politico sia sul piano amministrativo (raccolta di firme, mozione, Ordini del giorno) e trattandosi non di mere dispute politico-amministrative, si chiede che le Autorità in indirizzo,ciascuno per quanto di competenza e previa acquisizione di ogni opportuna informativa e documentazione di cui alla mozione ed ai fatti innanzi esposti, procedano nei rigorosi accertamenti invocati al fine di assicurare il controllo di legittimità e di legalità sia dell’iter procedurale che ha determinato l’affidamento a suo tempo della realizzazione e gestione dell’impianto “complesso” sia la gestione della discarica di rifiuti “tal quali” con ogni conseguente ed opportuno provvedimento.

Tanto a tutela e garanzia della sicurezza e dei diritti costituzionalmente riconosciuti in favore dei singoli cittadini e all’intera comunità locale.

Certi di cortese attenzione, si porgono distinti saluti.

Avv. Mario FILOMENO

Emanuele MODUGNO

Angelo ROCHIRA

Eugenio DE SIMONE

Vittorio MADAMA

Carlo ALTAVILLA

Siamo con VOI

In seguito alle vili minacce perpetrate da anonimi,ai danni del presidente dell'Associazione Libera dott.Alessandro Leo,il Circolo Insieme per la Costituzione-Italia dei Valori di Francavilla Fontana,da il suo appoggio alla suddetta Associazione ed a tutto l'organico che la compone.

L'importanza che ricopre nel nostro territorio l'Associazione Libera con la sua opera di contrapposizione alla criminalità organizzata,nonchè di riqualificazione territorio stesso,non deve assolutamente essere sminuita da interventi trasversali atti a minare il buon lavoro condotto dal pres. Alessandro Leo.
Siamo convinti inoltre che questo episodio non fermerà assolutamente l'ottimo lavoro compiuto dal dott. Leo e dai suoi collaboratori.

Il Coordinamento

martedì 3 febbraio 2009

Antonio Di Pietro: L'umiliazione della Costituzione

L’iscrizione al registro degli indagati da parte della Procura di Roma è un atto dovuto, come ha precisato lo stesso Pm procedente, per la denuncia “con mandante” presentata dall'avvocato Dominioni.

Oreste Dominioni, ricordo ai giornali che non vogliono scriverlo, è sì Presidente dell'Unione delle Camere Penali ma anche legale della famiglia Berlusconi (e di Marcello Dell’Utri secondo un articolo de l’Unità di oggi)

D’altro canto la Procura sarà altrettanto tenuta, al momento opportuno, ad iscrivere nel registro degli indagati anche il nome di Dominioni e di chi, insieme a lui, mi ha calunniato sulla falsa presupposizione che io abbia offeso il Capo dello Stato.

Come ho specificato nell’articolo di sabato ("Il kamikaze Dominioni"), affidarsi a ricostruzioni giornalistiche sommarie, piuttosto che accertare prima quel che è successo realmente, così come ha fatto Dominioni, è una grave leggerezza che può costare caro, sul piano penale, a chi l’ha formulata.

Porterò al Procuratore della Repubblica la registrazione integrale dell’evento in Piazza Farnese (guarda il mio intervento su You tube) e chiamerò a testimoniare le migliaia di persone che, in piazza o attraverso la diretta streaming, hanno ascoltato il mio intervento. Dominioni non potrà portare altro che stralci di giornale e ritagli d’agenzie faziose e omissive, visto che ha ignorato, come prove, le decine di video di quella giornata.

La verità è molto più banale: Dominioni non intende perseguire un fine di giustizia, ma soltanto fare un favore ai propri clienti, uno in particolare.

Dominioni, per altro, con questa denuncia riconosce come carta straccia il diritto di libera manifestazione del pensiero e di critica sancito dall’articolo 21 della nostra Costituzione.

Questa causa legale è in realtà un momento fondamentale per riaffermare la possibilità dei cittadini, in questo Paese, di poter ancora criticare liberamente l’operato di chiunque, anche del Capo dello Stato.

Il tentativo dei mandanti della denuncia è chiaramente quello di umiliare nuovamente la nostra Costituzione (come è stato già fatto con il Lodo Alfano, le intercettazioni e la miriade di leggi ad personam emanate sotto il governo Berlusconi IV), un precedente assai pericoloso che differenzia una democrazia occidentale (quella italiana è agonizzante, ma ancora viva) da una torbida dittatura sudamericana.

Invito tutti, sostenitori, i partecipanti e le organizzazioni di Piazza Farnese a promuovere e dare visibilità a questa causa in Rete aderendo anche al gruppo di Facebook “Ero a Piazza Farnese e la penso come Antonio Di Pietro: denunciate anche me”.

Vi terrò aggiornati sull’evoluzione di questo processo dal blog esattamente come ho fatto per quelli di Mills e Bassolino.