martedì 24 febbraio 2009

La volgarità del milleproroghe


Ancora una fiducia posta dal governo per impedire il normale svolgimento della democrazia parlamentare, sancita dalla nostra Costituzione, per inserire norme intrise d'interessi particolari ed incostituzionalità.

Riporto l'intervento alla Camera dell'On. Di Pietro, in nome della verità nascosta dall'informazione piegata al potere:

Di Pietro:


"Sig. Presidente del Consiglio che non c’è,
ma è mai possibile che Lei - ogni volta che viene a chiederci la fiducia - nemmeno si fa vedere?
Lei ha giurato sulla Costituzione e la nostra Carta riconosce al Parlamento una funzione vitale per la democrazia e per il funzionamento delle istituzioni.
Intendo dire, sig. Presidente del Consiglio che non c’è, - ed è questa la prima critica che noi dell’Italia dei Valori facciamo al decreto Milleproproghe – che Lei non può continuare a propinarci provvedimenti ideati altrove e per interessi diversi da quelli dei cittadini e poi venire qui, ogni volta, ad imporci la fiducia senza nemmeno avere la possibilità non dico di interloquire ma nemmeno di leggere gli atti.
Non è un’esagerazione né una provocazione la mia ma la nuda e cruda verità. Ci avete mandato la sera un decreto legge “omnibus”, ove c’è dentro tutto ed il contrario di tutto e la mattina dopo ci avete imposto la fiducia.
Insomma: prendere o lasciare, e noi dovremmo obbedire come cagnolini obbedienti ed ossequianti.
Il che può andare bene per quei colleghi che si sono rassegnati a vendere a Lei l’anima e la dignità, non certo a noi dell’Italia dei Valori che la conosciamo bene e proprio per questo ci stiamo impegnando per far sapere ai cittadini di che pasta lei è fatto e di come si sta approfittando di loro, grazie al controllo pressoché totale che ha dell’informazione.
Di ben altro tipo di fiducia, Lei oggi doveva venire qui a rendere conto. Allorché venne varato il Lodo Alfano, lei disse che non ne avrebbe usufruito. S’è visto come è andata a finire. Il suo complice Mills è stato condannato in primo grado ad oltre 4 anni di carcere per essere stato da Lei corrotto e lei che è accusato di essere il corruttore ha fatto e fa “spallucce” come se la cosa non la riguardasse.
Provi a dare un’occhiata, allora – Sig. Presidente del Consiglio - ai giornali e alle televisioni internazionali e rifletta sui gravi danni che sta dando all’immagine internazionale del nostro paese.
Rifletta sull’imbarazzo istituzionale che la sua presenza ha provocato alla riunione internazionale dell’altro giorno quando gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno proposto di abolire i paradisi fiscali per contrastare meglio le evasioni fiscali, i falsi in bilancio, i riciclaggi e la dilagante corruzione. Cosa avranno pensato i nostri partners sapendo che il suo complice Mills è stato condannato proprio per aver detto il falso in merito a operazioni offshore su paradisi fiscali effettuati per suo conto, sig. Presidente del Consiglio?

E veniamo al merito di questo decreto su cui oggi ci chiede così spudoratamente la fiducia.
Non è solo un decreto tecnico di “proroga di termini” come dovrebbe essere e come sempre è avvenuto negli anni e nelle legislature precedenti.
Lei, sig. Presidente del Consiglio, come al solito, chiede un dito e si prende il braccio.
Ha infilato dentro al decreto questioni che con la proroga dei termini c’entrano come il cavolo a merenda. C’entrano invece molto con la solita furbizia dei condoni e degli indulti per i furbi e per i potenti, di cui Lei è maestro.

Vuole spiegarci per favore per quale ragione ha inserito in questo decreto legge la norma che prevede la “sanatoria per le affissioni durante la campagna elettorale”?
Non è una proroga ma una volgare impunità!
A chi giova una decisione del genere se non ai furbi, ai prepotenti e a coloro che giocano sporco durante la campagna elettorale? E non è vergognoso farlo proprio a ridosso delle prossime elezioni di giugno? Non una sanatoria ma l’espulsione dalla competizione elettorale andrebbe applicata a chi tenta in questo modo di alterare il risultato delle elezioni!

E che senso ha rinviare l’introduzione anche nel nostro ordinamento della Class Action?
Vi siete giustificati asserendo che volete scriverla meglio ma è una presa per i fondelli!
Tutti vorrebbero mettersi un vestito bello ma se non hanno niente, sarebbero ben contenti intanto di mettersi qualcosa addosso per coprirsi e ripararsi dal freddo.
Allo stesso modo, la Class Action anche così come prevista -se fosse entrata in vigore- avrebbe permesso a molti cittadini e risparmiatori di potersi per intanto tutelare dalle furbizie delle banche e degli speculatori che li avevano presi in giro, facendo credere loro che certi prodotti bancari o certi acquisti erano sicuri e garantiti e invece ora si ritrovano sul lastrico.

Ed ancora: perché obbligare gli enti previdenziali a riprendersi a prezzo di mercato ciò che è stato tolto loro d’imperio a prezzi predefiniti? Mi riferisco alla vicenda delle cartolarizzazioni SCIP, con cui sono stati immessi sul mercato una marea di immobili ed ora tutto ciò che è rimasto invenduto ed è invendibile per mille ragioni viene restituito agli enti che avevano conferito gli immobili alla SCIP (e quindi al Ministero dell’Economia) ma non al prezzo con cui loro l’avevano ceduto ma ad un prezzo maggiorato. Così, tanto per fare cassa, dimenticandosi che i fondi di cui usufruiscono gli Enti previdenziali (come ad esempio l’INAIL) sono dei lavoratori, a cui prima sono state detratte apposite quote dagli stipendi e ora vengono defraudati dei loro risparmi.

Anche i tanti soldi previsti nel decreto (oltre 160 milioni di euro l’anno) e buttati al vento per il sostegno alla “finta editoria” ci lasciano sbigottiti.
Siamo consapevoli e favorevoli al fatto che l’informazione vada sostenuta, ma quella che ha qualcosa da dire e soprattutto che viene poi letta da qualcuno, non quella “finta” quella cioè che viene messa in piedi solo per intascare i contributi pubblici, grazie ai soliti giri ed alle solite raccomandazioni più o meno prezzolate di amici e compari. Un fatto notorio di malcostume e di malversazione di denaro pubblico che però nessuno vuole affrontare e anche di questo ci sarebbe da chiedersi il perché

Avremmo poi voluto conoscere dalla viva voce del Governo – se ci fosse stato permesso di discutere di questo provvedimento in Aula – la ragione per cui vengono prorogati i termini per l’entrata in vigore delle norme sugli infortuni sul lavoro. Non era e non è previsto alcun costo aggiuntivo ma solo un insieme di regole di comportamento da parte dei datori di lavoro per evitare che ogni giorno qualche lavoratore ci lasci la pelle.
Ancora una volta a chi giova tutto ciò? Certamente, nemmeno all’impresa sana e all’imprenditore per bene!

Non è finita.
Ci spiegate per quale ragione – anche in violazione delle regole sulla concorrenza fissate dalla Comunità europea – avete inserito nel decreto Milleproroghe una norma che permette alle società autostradali di assegnare – senza gara - direttamente a se stesse (o meglio a proprie controllate) i lavori di costruzione e di manutenzione autostradale? Stiamo parlando dei maggiori appalti pubblici che ora – grazie a questa norma di favore – le società autostradali possono assegnare direttamente a se stesse, indicando il prezzo che vogliono perché nessuno potrà più verificare se c’è qualche altra impresa che può fare lo stesso lavoro a minore prezzo ed anche con migliore qualità.
Anche tale decisione dimostra che a Lei, sig. Presidente del Consiglio, non sta affatto a cuore la sorte delle migliaia di piccole e medie imprese del settore rappresentate dall’Ance. A Lei interessa solo fare gli interessi delle lobby di alcune specifiche grandi imprese di cui anche Lei e le sue società fate parte, alla faccia del conflitto di interesse!

Voglio segnalare un’ultima chicca, questa proprio di smaccata partigianeria. Qual è la ratio per cui nel decreto è stata introdotta - senza nemmeno sentire le associazioni di categoria - una norma che impone ai noleggiatori di auto con conducente di avere una sede, una rimessa ed un pontile di attracco per esercitare il loro lavoro. Trattasi di un inutile balzello che contrasta con il diritto al lavoro e con il principio della libera concorrenza imposto con l’unico scopo di favorire una categoria a danno dei tanti conducenti in proprio che – non potendo permettersi di investire dalla sera alla mattina fiumi di denaro – rimarranno senza lavoro.

Insomma ed in conclusione: Sig. Presidente del Consiglio Lei nemmeno questa volta avrà dall’Italia dei Valori la fiducia richiesta perché di lei non ci fidiamo proprio e contrasteremo in ogni modo il suo tentativo di ridurre gli spazi di democrazia e di libera economia nel nostro Paese.
E laddove non riusciremo a fare opposizione in questo Parlamento -sempre più sordo ad ogni richiamo di legalità e di corretta informazione (come sta avvenendo per l’altro provvedimento governativo qui in discussione, quello sulle intercettazioni telefoniche) - lo faremo nelle piazze e tra la gente, con i referendum e con la mobilitazione popolare.
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